Il 1968 e la musica

Sono passati 45 anni dal lontano 1968 e ancora oggi i pezzi più famosi vengono trasmessi in radio.

Era il periodo degli hippy, tra lsd, psichedelia e proteste il rock si faceva avanti. Band come Black Sabbath, Deep Purple, Led Zeppelin e Yes stavano mettendo le loro radici, la musica stava cambiando, la stessa che avrebbe dato origine al punk 10 anni dopo. Altre importanti band, invece, ci lasciavano, come i Cream e i Buffalo Springfield capitanati da Eric Clapton e Neil Young che successivamente decisero di intraprendere una carriera solista.

I figli dei fiori si radunavano e tra canzoni alla chitarra davanti ad un falò e cortei per una società più libera, i The Beatles erano la musica di sottofondo. Le loro canzoni più ascoltate erano “While My Guitar Gently Weeps” e “Revolution” contenute nell’omonimo album “The Beatles” noto anche come “White Album”, dall’inconfondibile copertina bianca. Nello stesso anno veniva pubblicato il famosissimo singolo “Hey Jude”. Nello stesso mese, invece, John Lennon pubblicò il suo primo album da solista, “Unfinished Music No.1 – Two Virgins”, con la partecipazione di Yoko Ono, nonché sua moglie. George Harrison, intanto, stava iniziando la creazione del suo primo album “Wonderwall Music” che sarà poi nel ’95 presa come ispirazione per una canzone degli Oasis, appunto Wonderwall.

I falò in spiaggia non erano tutto, nel ’68 iniziarono i primi veri raduni musicali come il festival dell’isola di Wight, tutt’oggi in attività, che per la prima volta raggruppò 10.000 persone in un unica isola nel sud dell’Inghilterra dove fu celebrata l’apertura con band come i Jefferson Airplane.

Nella stessa Inghilterra le radio trasmettono brani che influenzeranno le generazioni successive come ad esempio “Sympathy for the Devil” dei The Rolling Stones, selezionata come una delle 500 migliori canzoni di sempre.

Sul genere rock psichedelico londinese i Pink Floyd uscivano con la loro “Set the Controls for the Heart of the Sun” mentre i The Who pubblicavano “Magic Bus” dell’omonima raccolta.

Sempre nel ’68 ma questa volta in Italia, Fabrizio de André pubblicava il suo terzo album registrato “Volume III” composto da singoli tutt’oggi conosciuti come “Amore che Vieni, Amore che Vai”. Negli inediti presenti in questo album si nota quanto De André si ispiri alla musica francese ed a Brassens, considerandolo suo maestro. Adriano Celentano cantava “Azzurro“, nell’album dal particolare doppio titolo “Azzurro/Una carezza in un pugno“. Nel 45 giri di Adriano vi è un raro caso in cui anche la canzone contenuta sul lato B è famosissima. Ornella Vanoni reinterpretava la canzone “Ne me Quittes Pas” di Jacques Brel, cantautore belga, contenuta nel suo album “Ai miei amici cantautori“. La canzone mostra con dolore il disperato bisogno da parte dell’autore di non farsi lasciare dall’amata. Intanto Mina pubblicava il suo album “Mina alla Bussola dal vivo” il quale conteneva la sua strabiliante reinterpretazione de “La voce del silenzio“.

Negli USA l’atmosfera dopo l’assassinio di Martin Luther King era molto tesa. Artisti “black” come James Brown si fanno avanti con le loro hit di protesta, “Say It Loud (I’m Black and I’m Proud)” – “Dillo forte (sono nero e fiero)” contro il pregiudizio dei neri; Jimi Hendrix e B.B. King organizzano un concerto in memoria di M.L.King. Lo stesso Jimi registrava nel ’68 la famosa “Voodoo Child (Slight Return)”.

Nello stesso anno “Hello, I Love You” dei The Doors era alla posizione numero uno negli Stati Uniti, contenuta nel loro terzo album “Waiting for the Sun”, una totale dichiarazione d’amore verso una passante incontrata in spiaggia da Jim Morrison.

Usciva anche la celebre “Mrs. Robinson” cantata dal duo statunitense Simon and Garfukel, un classico della musica folk.

Spostandoci invece nel genere rock e più graffiante, gli Steppenwolf pubblicano il loro pungente singolo “Born to Be Wild”. I The Velvet Underground si facevano spazio con il loro album “White Light/White Heat” composta dall’omonimo singolo. Frank Zappa pubblicava il suo primo album da solista “Lumpy Gravy”.

Mantenendoci negli Stati Uniti ma trasferendoci su tutt’altro genere, Aretha Franklin dava vita ad uno dei singoli più significativi nell’ambito soul, “Think”, che venne successivamente ripreso dai The Blues Brothers nell’omonimo film degli anni ’80. L’album in questione, “Aretha Now”, racchiudeva altri brani indimenticabili tra cui la dolcissima “I Say a Little Prayer”.

Il più famoso musicista jazz, Louis Armstrong, nello stesso anno pubblicava “What a Wonderful World” dai toni positivi e da una melodia cullante, un puro richiamo ad apprezzare le bellezze della vita.

Il 1968 fu un anno eccezionale per la musica. Tutt’ora quell’anno ci accompagna con i suoi brani indimenticabili, emozionanti e pieni di entusiasmo,  ancora oggi è un piacere riascoltarle.

Erika Passarini

 

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